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Neural Point (la verità mi fa male lo so)
Capodanno, quello vero
post pubblicato in Diario, il 20 agosto 2009
Checché se ne dica, l'anno nuovo inizia il 1 settembre, non il primo gennaio.
Indi, attendo con ansia la fine di questa palude agostana insieme alle chiacchiere sulle vacanze, l'abbronzatura, il caldo infame e le zanzare, le giornate a rallenty forzato - e l'inizio dello scolastico settembre. 
Come una finestra sull'anno a venire, magari rotta, cosicchè lasci passare vento insolente che non faccia dormire, raggi di sole, pipistrelli, uccelli, polvere,  riflessi lunari e polline da starnuti.

Haru
post pubblicato in Diario, il 28 marzo 2009
Mario Giacomelli: La figura nera aspetta il bianco
post pubblicato in L'altarino devozionale, il 13 marzo 2009


Raramente si incontrano delle immagini potenti come quelle di Mario Giacomelli. La forza di tali immagini risiede tanto nella perfezione formale quanto nella densità dei contenuti, l'uno perfetto ed equilibrato specchio dell'altro. Tale forza sembra letteralmente esplodere nei bianchi abbacinanti degli scatti, dove il disegno – perché credo che di disegno si possa parlare – ha il primato sulla composizione pittorica.

Il confronto tra arti tradizionali e fotografia è quanto mai rilevante, qui dove i confini sono così labili. I piani sembrano intersecarsi continuamente, superando i confini dettati dalle specificità delle arti. Forse, in questo caso è lecito chiedersi se vagliare tale specificità sia prioritario, tanto è forte il magma poetico che sommerge lo spettatore. Viene voglia di arrendersi, abbandonando il rasoio critico di fronte alla totale compiutezza dell'opera.

Si diceva del mezzo grafico: partendo dal primo, bellissimo scatto (“L'Approdo", 1952), che delinea già nettamente alcune delle caratteristiche dell'arte a venire di Giacomelli, la lotta amorosa, anzi erotica, tra il bianco della luce e il nero dell'oscurità segna tutta la poetica dell'artista marchigiano come un marchio a fuoco. Sono bianchi violenti contrapposti a neri densi, una qualità di luce perseguita sempre dall'artista, quasi a cercare un'assolutezza delle cose. Ci si sente prima di tutto di fronte ad uno scultore che lavora con i pieni ed i vuoti, e di conseguenza con il disegno. L'intuizione curatoriale risulta adeguata e si condensa nel titolo che sottolinea l'infinito dialogo formale tra gli opposti: “La figura nera aspetta il bianco”. E' il dramma che percorre tutta l'opera di Giacomelli che, prima ancora di essere una vicenda umana, è una tensione ancestrale di luce e buio, di essere e tempo.

Eppure, questa forma compiuta, che emerge soprattutto nei frammenti catalogati sotto la raccolta generica “Per poesie”, o i lavori ispirati alle liriche di Caproni, Leopardi, Montale, nei celebri paesaggi che rimandano ad un informale sublime, non è mai una forma “fredda” o cerebrale; c'è una religione del mio tempo che è l'ossatura dell'opera di Giacomelli, dove i protagonisti del racconto sono in prima istanza i bellissimi contadini de “La buonaterra”, i giovani amanti narrati in una cinematografia amorosa (“Un uomo, una donna, un amore”), la violenza e la pietas testoriana dei vecchi dell'ospizio di Senigallia (“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”), ed ancora la leggerezza aerea e giocosa delle figure dei pretini (“Io non ho mani che mi accarezzino il volto”),che si stagliano come figurine di carta nel candore disarmante di una nevicata.

L'elenco è lunghissimo, passando per gli scatti di Lourdes, le vie di Scanno, i campi, i volti amati, le nature “vive”, ogni cosa è stata raccolta attraverso l'obiettivo della macchina fotografica ed al mondo restituita trasfigurata, come se l'obiettivo potesse filtrare l'oggetto dello sguardo e distillarlo, ricomponendolo secondo un processo alchemico che lo depuri da ogni scoria e lo trasformi in oro. Viene da pensare che tale opera si sia potuta compiere solo grazie alla profonda sincerità dell'intenzione dell'artista, la totale adesione al progetto di una vita: Giacomelli ha sentito profondamente ciò che ha ritratto, sembra averlo fatto proprio, come se lui stesso fosse quei visi, quelle terre, quelle genti. In questa prospettiva si comprende il senso dei lunghissimi tempi dedicati alla preparazione e realizzazione di alcune fotografie: spesso si tratta di anni interi dedicati allo studio dei soggetti poi raccolti nelle serie, come nel caso dell'ospizio. Altre volte si tratta invece di una adesione immediata, e allora lo scatto si produce in breve tempo. Nessuna delle fotografie, però sembra esente da un processo di riflessione e e rilettura che si articola nel tempo.

Dei tanti appunti lasciati scritti, una frase, riferita agli anziani dell'ospizio, sembra riflettere e riassumere questa comunione vissuta da Giacomelli con le cose: ho fatto in modo di essere uno di loro”.

La mostra di Mario Giacomelli allo Spazio Forma di Milano




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Un visione nuova: i Bauhausbucher
post pubblicato in L'altarino devozionale, il 13 marzo 2009


Scalpendi ripubblica tutti i quattordici Bauhausbucher, i volumi realizzati dal Bauhaus. In libreria proprio in questi giorni Pittura Fotografia Film di Laszlo Moholy-Nagy, uno straordinario compendio di immagini che illustra le ricerche visive e visionarie dell'artista ungherese.

Sito di Scalpendi Editore
Memorie
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2009

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Swingin' pool
post pubblicato in Diario, il 10 marzo 2009


Mi piace guardare le persone nuotare in piscina, soprattutto quelle che si muovono lente e fanno pochi schizzi. Sembrano scivolare nell'acqua come saponette. Quella mi sembra una forma di felicità.

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Queer Tv
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2009

Da metà gennaio sono cominciate le programmazioni di Queer Tv, un nuovo canale web di cultura ed informazione glbt. Attualmente il canale, realizzato da VedoWeb, è in fase beta, ovvero ha una programmazione sperimentale a medio termine che viene aggiornata settimanalmente.

Queer Tv ha un taglio editoriale decisamente incentrato sulla cultura: propone film d'autore (da Visconti a Gus Van Sant, solo per citare due tra i moltissimi nomi in palinsesto) e retrospettive dedicate a temi particolari, documentari, approfondimenti nonché programmi inediti acquistati da network esteri, sempre a tematica glbt. Se l'impronta queer può sembrare, di primo acchito, escludente per un pubblico di larga fascia, dall'altro una proposta di contenuti così interessante potrebbe invece rivelarsi un cavallo vincente per conquistare un pubblico trasversale e curioso.

Rispetto all'idea di promuovere un canale tv come Queer Tv, è facile sentir muovere l'obiezione che, attualmente, non esista una vera necessità di un canale che faccia della cultura gay la sua specificità; d'altra parte ci sono alcuni elementi che non vanno trascurati, primo e più importante tra tutti il fatto che l'avvento di un canale di cultura non può che essere visto come un lieto evento, anche nel mondo saturo di informazione del web. Inoltre, malgrado una sorta di pregiudizio al contrario lo sostenga, la cultura gay, soprattutto in Italia, è ancora relegata ai margini del mondo ufficiale, mentre ne andrebbe riconosciuta l'importanza (come accade all'estero, soprattutto nei paesi anglofoni, dove i “cultural studies” hanno un ruolo d'onore all'interno delle facoltà umanistiche) e il fervore che negli anni hanno caratterizzato la produzione di genere.

Per ritagliarsi un piccolo posto “al sole”, la scelta di sfruttare il web come piattaforma sembra quindi azzeccata, data l'impossibilità di accedere al mercato tradizionale, sia in termini di costi, sia per la natura del progetto. In questa prospettiva bisogna evidenziare come la particolare natura flessibile del web favorisca una fruizione critica del mezzo tv, che forse può riconciliare con il broadcast, imbruttito da decenni di pessima gestione del duopolio Rai-Fininvest. Il web infatti, pur essendo inaccessibile ad una grande fascia di pubblico (le persone di reddito medio basso e di età medio-alta), rappresenta di sicuro la declinazione più interessante della tv, oltre che teoricamente la più democratica, data la gratuità della maggior parte delle piattaforme disponibili e la ricchezza della proposta.

In bocca al lupo a QueerTv e God save the Queers

http://www.queertvit.com






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Miopie
post pubblicato in L'altarino devozionale, il 12 febbraio 2009



La critica che ritiene Milk un film non perfettamente in linea con la poetica di Gus Van Sant è miope. E' come affermare che Una storia vera non è abbastanza lynchano: cazzabubole.



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Oroscopo di fine inverno
post pubblicato in Diario, il 1 febbraio 2009




Buoni propositi per il 2009, caro Ariete: non parlare più un linguaggio da uomini con gli uomini. Non essere accondiscendente e interessata. Non utilizzare un linguaggio adeguato per farti capire, come un tedesco elementare per dare un ordine ad un cane. Non ascoltare discorsi sul calcio, nè politica da bar o chiacchiere da coppia senza avere il garbo di scostare la sedia e allontanarti immediatamente dal luogo dove si commette tale delitto. Impegnati nell'economia della mente, per fare pulizia dell'enorme catasta di roba inutile che si accumula quotidianamente nel tuo spazio vitale. Scrollati di dosso la pigrizia che ti impone di scegliere sempre la situazione più rassicurante e, quando necessario, non aver timore di prendere a craniate il muro.
Ascolta i Clash, fai delle fotografie, impara a distillare il gin, convinciti che puoi imparare ad andare a cavallo. E soprattutto non ti distrarre. Mai.


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short stories
post pubblicato in Diario, il 15 gennaio 2009
 Il sole batte sulla facciata ovest della casa. Le assi a vista, bianche, rimandano la luce sulla strada, rimbalzandola come una superficie specchiata. Il tetto rossastro non ha coppi in disordine, né nidi che segnalino una traccia di vita volatile. La finestra al piano superiore, chiusa, è oscurata - se oscurata può essere la parola giusta - da una tenda leggera, anch’essa bianca. Molto probabilmente, una di quelle tende il cui orlo è stato cucito a mano.

Più in basso, un giardino di limitate dimensioni si affaccia sulla strada, contenuto da un recinto di legno riverniciato più e più volte. Lo strato leggermente scrostato attuale è di un color grigio ghiaccio, ma sotto si intuiscono altri strati di vernice più vecchia, giallo tenue e bianco. L’erba tosata di recente si impegna a ricrescere e sfida le piastrelle del viottolo, breve, che conduce dal cancelletto alla porta d’ingresso. Ciuffi ribelli spuntano qua e là, appoggiandosi a qualche soffione e a sparuti denti di leone di un giallo feroce.

La strada è vuota e pulita, niente cartacce né lattine per terra. Un volantino promozionale per l’acquisto di attrezzature agricole sembra dormire, adagiato proprio sul marciapiede. Una bicicletta da bambino, di quelle con il sedile lungo che sembrano chopper, di un improbabile color oro, attende, poggiata contro la staccionata della villetta di fronte. La luce pomeridiana, ancora intensa, rivela i primi segni di debolezza.

Il ragazzo indugia sul vialetto, come indeciso sul da farsi. E’ alto, porta un paio di jeans indaco dell’anno precedente, e un giubbetto di pelle con le cuciture a vista. Guarda un punto impreciso poco lontano, lungo la strada, spostando il peso da una gamba all’altra. Non dovrebbe essere lì, non a quell’ora. Il giro dell’acqua si effettua dalle 8 alle 8 e 30. Sono le 17 e 23.

Al piano superiore, l’uomo osserva il ragazzo, da dietro la tenda. Può farlo, il tessuto è sufficientemente trasparente da garantirgli una visione chiara. La luce che entra dalla finestra fa sì che il ragazzo non possa vederlo dal giardino, né in verità questo pensiero lo preoccupa più di tanto. Le scarpe che indossa il ragazzo sono un po’ stridenti, pensa l’uomo. Sono di un arancione a dir poco rumoroso, andrebbero bene per un quindicenne. Eppure non riesce a non guardarle compiaciuto, pensando alla strana armonia che quel dettaglio inadeguato crea. L’uomo contrae leggermente i muscoli, sposta la mano. Si sfiora distrattamente l’inguine, ma sa di non volerlo davvero. Potrebbe fare l’amore con il ragazzo ora, in silenzio, farlo entrare in casa, spogliarlo e fare sesso, come se non fosse sé. Come se non esistesse..Sarebbe bello, pensa per un attimo. Si ravvia i capelli, si tocca il mento in un gesto consueto, rassicurante.

Il ragazzo si guarda attorno, stringendo gli occhi per difendersi dai raggi del sole ormai chino. Il suo piede si muove certamente prima del suo pensiero, e prima di chiedersi “perché” si trova di fronte alla porta della casa. Non ha nessun motivo plausibile per essere lì, tranne un’idea che da qualche giorno si aggira indefinita nella sua mente. Mentre guarda il proprio riflesso nel vetro, cerca alcune frasi di circostanza e scuse, utili nel caso qualcuno lo vedesse.

L’uomo non è sorpreso di aver visto il ragazzo incamminarsi lungo il vialetto. Mentre scende le scale non pensa a nulla, ma un battito aritmico del cuore tradisce una certa emozione. Prima di aprire la porta, estrae il portafogli dalla tasca e toglie del denaro, che appoggia sul ripiano di marmo della cucina. Non ha mai dato la mancia a qualcuno che non fosse un facchino o un cameriere.

Mentre la porta si apre, il ragazzo si sente sollevato e pentito di essere arrivato lì. Mentre pronuncia un saluto, ostentando un garbo che sente del tutto stridente, la sensazione di aver commesso un errore lo investe come uno scroscio di acqua gelata. Ad un tratto, l’erba del prato gli appare troppo folta, il dopobarba dell’uomo troppo carico di incenso, i suoi abiti inadeguati al suo corpo. Suda, ma l’aria è umida per la sera incominciata e lui ora sa di dover andare via.

- Buonasera, Signor Hodder. Mi chiedevo se avesse avuto problemi con… con l’acqua stamane.
- Ciao Frank. Veramente no. A cosa ti riferisci?
- Ecco, il capo mi ha detto che dei ragazzetti hanno preso a sassate le bottiglie in alcuni giardini, prima che venissero ritirate.
L’uomo sorride affabilmente. Trascorrono alcuni secondi, prima che si decida a rispondere.
- Grazie dell’interessamento, Frank. Non ho avuto problemi, ma cercherò di ritirare subito le bottiglie, d’ora in avanti. Posso offrirti un caffè? 

Il ragazzo pensa alla partita di basket. Pensa alla macchina in garage. Intuisce una lampadina satinata sotto la plafoniera e il tavolo di legno scuro al centro della cucina. Lo intravede dietro le spalle del signor Hodder. Entra.

(…continua…)

 


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permalink | inviato da ChemicalJenny il 15/1/2009 alle 8:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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